Categoria: Attualità

Uomo e oro. Un binomio talvolta imprescindibile, considerata l’elevata importanza che le persone assegnano al metallo giallo. L’oro, infatti, è sempre stato considerato il metallo più prezioso, il più nobile, quello accostato a parole come “lusso” o “bellezza”. Anche alcuni vecchi adagi popolari, come ad esempio “il mattino ha l’oro in bocca”, testimoniano come questo metallo sia considerato estremamente prezioso e benaugurante.

Non deve stupire, di conseguenza, se donare un gioiello bagnato dalla lucentezza dell’oro sia percepito, ancora ai giorni d’oggi, come un regalo di grande valore, che testimonia come il donante voglia esprimere la propria stima e affetto verso la persona omaggiata. La maggior parte delle persone, a conti fatti, ha ricevuto o si è regalata un gioiello d’oro e, non di rado, lo conserva gelosamente.

Oro: dalle religioni ai sogni, che significati può assumere

La rilevanza dell’oro emerge, in svariati casi, anche in ambito religioso, soprattutto se riguarda la venerazione di alcune entità metafisiche, basti pensare alle rappresentazioni dei Buddha orientali o delle divinità greche. Anche il cristianesimo associa moltissime raffigurazioni all’oro: dalle madonne dorate alle aureole d’oro dei santi, sino alle chiese rivestite e ricoperte di questo preziosissimo metallo, gli esempi sono davvero molteplici.

La forte valenza dell’oro, tuttavia, è riscontrabile soprattutto nella realtà quotidiana, a come esso venga percepito anche nel nuovo millennio. L’oro è un simbolo di dominio, supremazia, prestigio e potere, come ben testimoniato dalle tante monarchie che sono presenti nel mondo: scettri e corone dei monarchi vengono inevitabilmente create ricorrendo, massicciamente, all’utilizzo dell’oro.

Non c’è da stupirsi se questo nobilissimo metallo appaia in sogno, nelle svariate declinazioni nelle quali è disponibile, ad un numero considerevole di persone. Gli italiani, più di qualsiasi altra popolazione, sono estremamente attratti dal mondo dell’interpretazione dei sogni, specie, come nel caso dell’oro, se ascrivibile al benessere o al lusso.

Il sogno dell’oro viene vissuto come un’emozione intensa, unica, in grado di amplificare, ulteriormente, la portata stessa del sogno. Scendendo ancor più nello specifico, sognare oggetti d’oro può assumere accezioni totalmente differenti: dalla necessità di dominare i bisogni materiali, a quella di una certa carenza di autostima che tende a far emergere un lato positivo del subconscio di una persona, oltre all’impellenza di portare alla luce risorse interne preziose di cui non se ne conosce l’esistenza.

Oro come bene concreto, tangibile, da poter tramutare in denaro contante

L’oro, però, è anche un metallo estremamente concreto, che non ha la valenza esclusiva di bene di lusso da possedere ed esibire, perché no, nelle ricorrenze o circostanze più importanti. La valenza reale del metallo giallo, infatti, si può constatare nel mondo finanziario, considerato che è il re del mercato delle commodities, ovvero le materie prime, dove viene rilevato, quotidianamente, il valore dell’oro al kg.

L’oro, non casualmente, viene ritenuto il bene rifugio per eccellenza, quello al quale volgere il proprio sguardo nei momenti di crisi, quando l’economia crolla o ristagna e i mercati finanziari virano costantemente in negativo. D’altro canto, la domanda dell’oro è decisamente più elevata rispetto all’offerta e questo consente, nelle fasi cicliche più complesse dell’economia, che moltissimi operatori finanziari e fondi d’investimento collochino i propri denari in strumenti finanziari collegati all’oro.

Il valore dell’oro, però, è anche e soprattutto tangibile. Non sono pochi, ad esempio, coloro che acquistano lingotti d’oro e li tengono gelosamente custoditi in qualche caveau bancario o nella cassaforte di casa, in attesa che il prezzo dell’oro salga e si possano incamerare dei preziosi guadagni.

Questo ragionamento, oltretutto, è effettuato da diverse persone che dispongono di qualche gioiello baciato dell’oro, che può tramutarsi prontamente in denaro contante. Nella Capitale, ad esempio, ci si può rivolgere al compro oro a San Giovanni a Roma, ottenere un preventivo e, una volta appurata la bontà dell’offerta, vendere il proprio bene prezioso ed incamerare un po’ di liquidità.

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Aprire una società spesso prevede dei costi da corrispondere sia al commercialista sia al notaio per la notifica dell’atto e la sua costituzione. Ma si può aprire una società anche senza l’ausilio del notaio?

Si la legge contenuta nel DL Semplificazioni, la n. 99 del 9 agosto 2013, ha offerto a chi vuole aprire una società la possibilità di aprire una srls, una società a responsabilità limitata semplificata, senza l’aiuto del notaio.

Ma vediamo nel dettaglio come funziona questa possibilità.

SRL semplificata: come funziona?

Se si vuole aprire una SRL semplificata, dal DL semplificazione, è possibile scegliere di farlo senza però dover pagare l’onorario del notaio.

Per aprire la società, infatti, è previsto l’intervento del notaio ma non è richiesto alcun pagamento, in quanto il professionista si occupa esclusivamente della costituzione e della registrazione alla camera di commercio.

Al fine di ottenere quest’agevolazione bisogna considerare che la SRL presenta alcuni limiti specifici rispetto a quelli previsti per una tradizionale società a responsabilità limitata. In questo caso, i limiti previsti per le SRLS sono:

  • La creazione di uno statuto su un modello ad hoc non modificabile
  • Capitale sociale limitate a un massimo di 9.999 euro
  • Non si possono avere come soci delle personalità giuridiche, quindi i soci devono essere tutte persone fisiche

Se non si rispetta uno di questi limiti è necessario aprire una SRL tradizionale seguendo tutti i dettami previsti dalla legge e pagando l’onorario del notaio.

Come costituire una start up innovativa senza notaio con la srls

Oggi è possibile aprire senza l’intervento del notaio una srls per l’avvio di una start up innovativa. La costituzione di una start up innovativa prevede una serie di requisiti specifici: bisogna essere iscritti nella sezione speciale per le Start Up innovative della propria Camera di Commercio; dev’essere una società che sviluppa, produce e che commercializza dei prodotti innovativi e con un altro valore tecnologico, gli utili non devono essere distribuiti ma reinvestiti nell’azienda.

Se si è costituita una start up innovativa con tutte le caratteristiche previste, la società può scegliere di fondare una srls senza il notaio. In questo caso, ci si può affidare a professionisti anche online, ad esempio attraverso i servizi di lexdo.it pensati proprio per aiutare le Start Up ad aprire la loro srls senza notaio.

In questo caso, la costituzione della società avviene attraverso la consulenza di professionisti che guidano i richiedenti alla realizzazione dei documenti di cui si ha bisogno. Dopo di ché ci si occupa degli adempimenti e dell’esecuzione della pratica.

Quanto costa aprire una società a responsabilità limitata semplificata?

Aprire una Srls senza doversi rivolgere a un notaio permette di risparmiare la parcella del professionista. Per quanto riguarda invece gli altri costi questi sono gli stessi di una società ordinaria, escludendo l’imposta di bollo. Dunque, è necessario corrispondere per l’apertura della Srls: l’imposta di registro a 200 euro; il Diritto Annuale la CCIAA che ha un costo di 120 euro; i Diritti di segreteria pari a 90 euro, per le SRLS unipersonali.

Oltre alle spese per la costituzione, naturalmente sarà necessario corrispondere le relative tasse annuali previste sia per i contributi previdenziali sia per le imposte sul reddito della società e quelle regionali sulle attività produttive. L’IRAP o Imposta Regionale Attività Produttive ha un costo che dipende dalla Regione nella quale si apre la società; L’IRES invece l’Imposta sul Reddito delle Società è pari al 24% sul reddito netto della società.

Dunque, bisogna considerare al momento dell’apertura di una SRLS che si avranno delle limitazioni rispetto a un assetto societario ordinario, e al contempo sarà necessario pagare le stesse tasse annuali sia per quanto riguarda i contributi previdenziali sia per le imposte sul reddito.

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Spendere sempre di meno, ma poter contare in ogni caso su un servizio completo e soddisfacente. È il sogno di tutti coloro che hanno uno smartphone o un altro dispositivo mobile ed è questa la ragione per cui vanno alla ricerca delle offerte internet per la telefonia mobile maggiormente vantaggiose per le proprie tasche.

Gli elementi da considerare in fase di scelta

Scegliere un’offerta adatta in base alle proprie esigenze è decisamente importante e, di conseguenza, bisogna valutare davvero tutti gli aspetti, a partire da quelli prioritari in base alle proprie esigenze. Ogni piano telefonico proposto per device mobili mette a disposizione tre parametri fondamentali, ovvero chiamate, sms e traffico dati.

È chiaro che il primo passo è quello di capire quali siano le proprie necessità. Per motivi di lavoro siete costretti a fare ricorso al telefono per chiamare spesso durante la giornata? Le risposte a queste e altre domande sono fondamentali per avere le idee più chiare.

Gli altri fattori

Dopo aver evidenziato quelli che sono i principali fattori, c’è da considerare anche quelli secondari, che non devono in ogni caso essere sottovalutati nel momento in cui si sceglie un nuovo piano tariffario. In tal senso, è importante sottolineare che sono proprio questi, nella maggior parte dei casi, a portare in dote una differenza di costo tra i vari piani.

A ogni modo, nel momento in cui si ha la necessità di optare per una nuova tariffa di telefonia mobile che si adatti meglio alle proprie esigenze, sarà fondamentale prendere in considerazione anche aspetti come la tipologia di rete, senza dimenticare pure il livello di rapidità della connessione e, infine, avere un occhio di riguardo anche per la copertura.

È importante mettere in evidenza come, attualmente, gran parte delle compagnie telefoniche sfruttano solamente servizi 3G e 4G/LTE, con la rete 5G che si sta diffondendo pian piano in tutto il mondo. Nel caso della rete 3G si arriva a una navigazione pari a circa 40 Mbps in media. Discorso diverso in riferimento alla rete 4G/LTE che, invece, è in grado di toccare anche picchi di velocità più alti, come ad esempio i 100 Mbps.

Le modalità di attivazione

Ecco un altro fattore che può incidere sulla scelta finale del cliente. Come si attiva e, ancora di più, come si paga un piano tariffario? Ogni compagnia telefonica mette a disposizione l’opportunità di prendere una decisione tra due opzioni, ovvero i piani ricaricabili e quelli in abbonamento.

Nel primo caso, come si può facilmente intuire, serve effettuare una ricarica per poter sfruttare il pacchetto che comprende gli sms, le chiamate e il traffico dati. Da questo punto di vista, gli utenti non sono vincolati ad alcun tipo di contratto e hanno l’opportunità di cambiare operatore e piano telefonica ogni qualvolta ne abbiano voglia e anche in modo molto rapido.

L’abbonamento, invece, rappresenta la modalità di attivazione maggiormente apprezzate e sfruttata in questo periodo storico. In questi casi, ecco che il piano tariffario cominciare a funzionare e viene attivato andando a operare come addebito su conto corrente dell’utente, piuttosto che sulla carta di credito di quest’ultimo. In questo senso, si tratta di un sistema estremamente valido per tutti coloro che hanno poca memoria e non si ricordano mai di effettuare le ricariche del telefono in tempo utile prima della data di scadenza e non si rischierà di restare senza traffico per navigare sul web, piuttosto che senza effettuare alcuna chiamata.

Un aspetto che riguarda, ad esempio, il fatto di poter programmare in maniera ancora più completa e soddisfacente l’andamento mensile delle entrate. Non solo, dal momento che capita sempre più di frequente che un numero molto alto di utenti vada a scegliere proprio l’abbonamento dal momento che consente di sfruttare tale formula per assicurarsi uno degli smartphone al top di gamma che vengono proposti. 

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Il Covid-19 ha avuto un impatto molto importante su tutti i settori, tra quelli che però hanno sofferto maggiormente troviamo quello ricettivo e turistico. Gli hotel che già di norma devono lavorare con estrema attenzione e cura della pulizia e igiene dei loro ambienti, hanno dovuto rafforzare le loro abitudini e cambiare in parte anche l’accoglienza del cliente.

La distanza imposta dal Covid-19 forse rende l’accoglienza più “fredda” ma più sicura, in base alle problematiche che stiamo vivendo in questo momento. Se prima appena arrivati c’era qualcuno che si prendeva cura delle nostre valigie, gli ospiti adesso hanno paura che qualcuno tocchi i propri effetti personali, non gli si può dare più la mano e anche le chiavi vanno correttamente igienizzate prima di essere consegnate agli ospiti.

Insomma, in un periodo come questo, sono state diverse le soluzioni coronavirus intraprese dagli hotel per riuscire a rispettare la normativa, ma soprattutto per far sì che i clienti si sentano più tranquilli e meno “spaventati” da un possibile contagio.

Come accogliere un cliente: anche con una mascherina

Una delle cose più belle dell’attività ricettiva è il poter instaurare un buon rapporto con i clienti attraverso modi gentili, cordiali e soprattutto il sorriso.

Ma adesso con una mascherina sempre sul viso come è possibile riuscire a trasmettere lo stesso quell’energia e spontaneità? Come si può riuscire a rendere il cliente contento della sua scelta e al contempo ben accolto? E bene, anche dietro una mascherina bisogna sorridere in modo sincero e spontaneo.

La mascherina nasconde la bocca, ma gli occhi non mentono mai. Sorridere anche dietro la mascherina viene recepito positivamente dai clienti, che si sentono anche più tranquilli e rilassati avendo intorno a loro un personale attento, che continua però a trasmettere quell’accoglienza ed empatia che fa sentire i clienti importanti.

L’accoglienza forse non permette più il contatto fisico e la mascherina nasconde parte del proprio viso, ma non cambia, bisogna cercare, anche se in modo diverso e sicuramente con maggiore impegno di far sentire l’ospite il benvenuto.

Come è cambiata l’igienizzazione di un hotel dopo il Covid-19

Dopo l’inizio di una pandemia mondiale che ha lasciato praticamente tutti in uno stato di confusione, soprattutto durante i primi periodi, anche le attività commerciali, turistiche e ricettive come gli hotel hanno dovuto impegnarsi ancora di più nel processo di pulizia e igienizzazione.

Soprattutto su quest’ultimo aspetto è stato necessario impegnarsi su più fronti con l’uso anche di prodotti specifici che non permettano al virus di rimanere sulle superfici, riuscendo così ad abbassare completamente il rischio di contrarlo toccando oggetti, porte, pulsanti dell’ascensore ecc…

Gli hotel da sempre si occupano della pulizia giornaliera della loro struttura. Ma dopo l’avvento del Covid-19, specie nel campo dell’igienizzazione della biancheria, è diventato sempre più importante utilizzare metodi che sono in grado di eliminare al massimo virus e batteri.

Uno dei metodi sempre più utilizzati in campo alberghiero è l’Ozono. Questo è un prodotto completamente naturale che permette di garantire una sanificazione completa. L’ambiente diventa fruibile in tempi brevi, con cuscini e letti così pronti ad essere utilizzati.

Un vantaggio dell’ozono è la possibilità di utilizzare una soluzione per la sanificazione che non lascia cattivi odori e che non disturba gli ospiti, come succede invece con i detergenti che si presentano a base di candeggina. Inoltre, l’ozono è un prodotto che assicura anche una sanificazione sostenibile ed ecologica che non richiede l’uso di prodotti chimici e che protegge in modi più attento gli ospiti della struttura.

Quindi anche se sicuramente ci vuole più impegno e attenzione, il Covid-19 non ha sicuramente smorzato lo spirito di chi in questo settore ci crede ancora e che non vede l’ora di poter riaccogliere clienti entusiasti.

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Hai deciso di aprire un negozio elettronico ma vuoi prima capire quali sono davvero i costi da sostenere? Non preoccuparti perché oggi troverai le risposte a tutte e tue domande che accomunano te ed altre decine di centinaia di persone.

La pandemia ha suscitato negli imprenditori e nei commercianti la necessità di aprire al web proprio per via dell’imposizione di dover stare a casa e, quindi, è giunto finalmente il momento di portare la tua attività online. Ma quanto ti costerà contattare una buona agenzia di comunicazione a Roma e realizzare il tuo shop? Vediamo di fare due conti.

Hosting, licenze e altri costi

Ci sono dei costi fissi che possono variare in base alla scelta di qualità che vorrai fare. In pratica se acquisti dominio e hosting condiviso potresti spendere dai cinquanta ai duecento euro all’anno a cui si aggiunge la spesa per la registrazione del dominio. Il costo potrebbe variare se volessi realizzare uno shop più importante e quindi, scegliere di appoggiare il tuo sito su un server di proprietà.

Questa decisione varia al variare del traffico sul sito ma se cerchi un’opzione low cost o per partire, l’hosting condiviso andrà più che bene. Poi dovrai decidere quale strumento utilizzare per la struttura del sito, ovvero per ciò che darà la possibilità di navigare tra i contenuti, le categorie e le news. La soluzione low cost è quella di scegliere una piattaforma di content management come WordPress, Prestashop o Joomla ma ce ne sono molte altre. In questo modo tramite plugin e template costruirai lo shop tagliando di netto i costi di sviluppo e programmazione.

Lo sviluppo, la creatività e la promozione

A questi costi si aggiungono quelli d creazione del sito web e di tutti i contenuti tra cui fotografie, grafiche, logo, testi e codice. Di base un lavoro facile per uno shop di modeste dimensioni il costo totale può aggirarsi dai tremila euro a salire. Ovviamente il costo è influenzato anche dal professionista che realizzerà il lavoro e dal monte ore richiesto, così come dalle ulteriori personalizzazioni.

Il sito diventa a mano a mano più costoso quando aggiungi altre lingue, strutture di sicurezza aggiuntive ecc… Poi c’è anche la parte dei contenuti, delle news, della promozione e della SEO da considerare e, quindi, il discorso verte sempre sulla medesima questione: si parte da tremila euro a salire per un lavoro completo.

I costi correlati che dipendono dal tuo progetto

Infine ci sono da considerare le spese correlate, come gli accordi con le ditte di spedizione, la fatturazione, la gestione del magazzino e la promozione online. Quest’ultima potrebbe avere costi in advertising, in gestione della community e dei social ma anche della fatturazione e dell’inventario.

Quindi a seconda del tuo volume di affari ti potranno servire software gestionali e di fatturazione, professionisti dedicati e collaboratori per la gestione delle risorse. Ovviamente i costi di cui ti abbiamo parlato dovranno essere necessariamente recuperati attraverso la vendita perché non bisogna dimenticare che lo shop deve ampliare le tue possibilità di vendita e non di certo affossare il fatturato.

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Nel corso degli ultimi tempi si sente spesso e volentieri parlare di riciclo creativo. Un sistema perfetto dal punto di vista ambientale per evitare di gettare degli oggetti non si utilizzano più: un comportamento decisamente ecologico che ha preso sempre più piede all’interno di tante case italiane, nella speranza che possa diffondersi in misura sempre maggiore.

Interessante sottolineare come, in realtà, tutto parte da un’abitudine altrettanto lodevole, diventata obbligatoria per legge, ovvero fare la raccolta differenziata. Si tratta di un sistema fondamentale per evitare di sprecare cose e consente di riutilizzare svariati materiali, come alluminio, plastica e carta, così come il vetro, per quanto sia possibile.

La raccolta differenziata, però, non è il solo sistema da sfruttare per riciclare gli oggetti usati: ecco, quindi, che anche il riciclo creativo può diventare un’attività davvero interessante. Tramite questo comportamento, si può garantire un nuovo ciclo di vita a oggetti vecchi, che spesso si sta proprio per buttare nell’immondizia. Il segreto è quello di individuare il sistema migliore per fare in modo che possano tornare utili all’interno delle mura domestiche. Un atto di ingegno, ma al contempo un gran risparmio, dato che in questo modo si evita di dover spendere soldi in altri oggetti.

Un vero e proprio tesoro di materiali a cui non prestiamo attenzione

Probabilmente anche il fatto di dover continuamente correre da una parte all’altra per motivi di lavoro, porta spesso e volentieri anche a non pensare di poter riutilizzare certi materiali per creare nuovi oggetti da poter usare all’interno della propria abitazione.

Il legno, ma anche la carta, la plastica e il vetro sono materiali decisamente più preziosi di quello che si può pensare e permettono di sviluppare un gran numero di progetti creativi: in alcuni casi, addirittura, si possono sfruttare per dare nuova vita pure a vecchi abiti e tessuti.

Il riuso creativo permette di creare con questi materiali dei nuovi vestiti, piuttosto che accessori o elementi di arredamento per la casa, ma anche giocattoli per bambini, senza dimenticare come si possano realizzare delle ottime e simpatiche cucce per i propri animali domestici, così vasi da poter inserire all’interno del proprio giardino od orto, tappeti, tende e molto altro ancora. Insomma, c’è solamente l’imbarazzo della scelta: basta puntare sulla propria creatività e originalità e il risultato sarà garantito. Le idee per sviluppare dei nuovi progetti di riciclo creativo possono essere veramente numerose e anche sul web si possono trovare tanti spunti validi e interessanti.

Alcuni esempi di riciclo creativo

È chiaro che ci sono tanti materiali che possono essere sfruttati per creare oggetti riciclati: giusto per fare un esempio, le bottiglie di plastica possono essere utilizzate per realizzare degli ottimi e pratici portapenne, ma anche vasi in cui inserire dei fiori, ma possono trasformarsi pure in elementi fondamentali di un vero e proprio impianto di irrigazione.

Volete un altro esempio? I copertoni usati delle auto, invece, possono trasformarsi in stilo se fioriere da utilizzare se si ha a disposizione uno spazio verde all’esterno della propria abitazione, oppure possono diventare anche delle comode e divertenti altalene per i bambini.

Fonte: pianetadonne.blog

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Da qualche tempo a questa parte, l’interesse nei confronti della sostenibilità è sempre più alto. Questo ha portato molte persone a valutare l’autoproduzione di ortaggi e verdure in generale, ricorrendo per esempio alla coltivazione idroponica (si tratta di una tecnica molto popolare in USA e in Israele). Gestirla in ambiente domestico o in giardino è possibile? Certamente sì!

Se stai cercando qualche informazione in merito, nelle prossime righe puoi trovare dei preziosi consigli che abbiamo selezionato per te.

Cosa serve per iniziare a coltivare con tecnica idroponica

Partiamo dalle basi, cercando di capire cosa serve per effettuare una coltivazione idroponica. Fondamentale è procurarsi una miniserra che ospiterà i semi destinati a germinare.

Per coltivare con tecnica idroponica è necessario anche avere a disposizione della lana di roccia e uno stimolatore delle radici (a tal proposito, esistono diverse alternative adatte a differenti tipi di suolo).

Da non trascurare è anche l’illuminazione. Online puoi trovare tantissime proposte interessanti. Tra queste, è possibile ricordare le lampade led coltivazione di idroponica.it.

Proseguendo con i punti necessari da considerare quando si inizia a coltivare con tecnica idroponica è necessario chiamare in causa anche la cosiddetta resistenza stagna riscaldante. Disponibili pure esse online a cifre comprese tra i 40 e i 60 euro, sono fondamentali per mantenere stabile la temperatura della mini serra. Il parametro ottimale in merito è pari a circa 26°       C.

Come scegliere al meglio il kit di illuminazione

Abbiamo fatto cenno all’illuminazione, dandoti un veloce consiglio su dove acquistare le luci a LED per le tue coltivazioni idroponiche. Questo aspetto merita molta più attenzione rispetto a quella che le abbiamo dedicato nel paragrafo precedente.

Il LED è solo una delle tante scelte possibili e non certo la più economica. Se ci si ferma a questo aspetto, però, si perde tantissimo. Questa tipologia di luci si contraddistingue per un esborso senza dubbio più alto inizialmente ma, man mano che si va avanti con il tempo, si possono apprezzare diversi vantaggi.

Tra questi è possibile ricordare senza dubbio il risparmio di energia elettrica. Un altro indiscusso pro del LED nelle coltivazioni idroponiche riguarda il fatto che chi le utilizza non ha bisogno di procedere all’acquisto dell’alimentatore.

Proseguendo con i vantaggi dei LED nei sistemi di coltivazione idroponica, è il caso di sottolineare il fatto che questa tipologia di luci non ha bisogno di essere montata.

Perché scegliere la coltivazioni idroponica

Oltre a questi aspetti tecnici, ogni tanto è utile approfondire i motivi per cui la coltivazione idroponica è vantaggiosa. Il primo punto da considerare riguarda il fatto che, dal momento che non è necessaria la terra, la coltivazione può essere effettuata ovunque – anche nella cucina di casa – senza rischiare di sporcare. Come già accennato, l’idroponica è una tecnica di coltivazione attenta all’ambiente in quanto prevede un’ottimizzazione dell’utilizzo dell’acqua.

Da non dimenticare è anche il fatto che, in media, le piante che vengono coltivate con questa tecnica crescono il doppio rispetto a quelle gestite con metodi tradizionali. Questo rappresenta un quadro ideale per chi si dedica all’autoproduzione di cibi di origine vegetale da portare in tavola.

Chi sceglie questa tecnica ha inoltre la possibilità di mettere da parte l’utilizzo di pesticidi.

Il quadro in questione va completato ricordando anche un piccolo contro, forse l’unico. Di cosa stiamo parlando? Del fatto che, a causa dell’ampia presenza di acqua, è maggiore il rischio di avere a che fare con il problema del marciume delle radici.

Concludiamo facendo un cenno al fatto che, quando si ha a che fare con la tecnica idroponica, non è assolutamente possibile parlare di coltivazioni organiche.

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Il Verbania debutta con un successo. Conquistando, nel primo match del ritorno in Serie D, una vittoria di misura e tre punti preziosi per iniziare al meglio il campionato. I padroni di casa al Pedroli hanno steso i liguri del Ligorna grazie ad una rete segnata da Gatti, giocatore che si è espresso al meglio anche nel torneo di Eccellenza e che ha portato i biancocerchiati in vantaggio al 19′ del primo tempo. Servito da Colombo, l’assist di Ramponi è stato finalizzato da Gatti portando il Verbania in vantaggio.

Ligorna in 10, il Verbania gestisce il match

Brutto colpo nella ripresa per i liguri, rimasti in dieci a seguito dell’espulsione di Ferrante. Gli uomini di Sergio Galeazzi sono così riusciti a controllare il gioco e gestire il risultato fino al doppio fischio dell’arbitro, portando a casa i primi tre importanti punti di stagione, di buon auspicio per le prossime sfide del prestigioso campionato dilettantistico.

Cinque nuovi giocatori per il Verbania

La rosa del Verbania si è peraltro arricchita, nelle ultime settimane, di ben cinque nuovi preziosi innesti ovvero Marco Pezzati e Daniele Lonardi in difesa, Alessandro Colombo e Nicolò Gambino in attacco e Luca Savoini tra i pali, per il ruolo di terzo portiere.

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