Categoria: Salute

Eccessi sport limitano virilità: attività fisica troppo stressante rischia di far calare testosterone e libido

Gli eccessi di attività fisica non sono per nulla salutari, almeno per quel che riguarda una sfera molto cara nell’immaginario umano, ovvero la sfera sessuale, che, secondo le ultime ricerche, risentirebbe proprio di una stanchezza eccessiva resa possibile proprio con il troppo sport.

Lo sport aiuta a dimagrire, a tonificare i muscoli, a mantenersi attivi ed allegri, perché il nostro cervello rilascia, durante una sessione di attività fisica, le endorfine, responsabili di allegria e positività. Ma tutti questi aspetti positivi, resi possibile dall’attività fisica, rischiano di diventare nulli se confrontati con i rischi che si associa ad un eccesso di sport: secondo le ultime notizie confermate in una recente ricerca portata avanti da una equipe di ricercatori dell’Università del North Carolina e pubblicata su Medicine and Science in Sports and Exercise, il super macho – colui che nell’immaginario femminile rappresenta il massimo della virilità, muscoli e forza – in realtà sotto le lenzuola diventerebbe un vero e proprio micio.

Eccessi sport limitano virilitàInsomma, l’eccesso di sport porterebbe ad un calo della libido che farebbe risentire il suo peso proprio sotto le lenzuola. Secondo i ricercatori, l’effetto – che è comunque importante, visto che il calo è sette volte maggiore rispetto a chi si allena con regolarità ma senza esagerare – non è così immediato, ma il calo del testosterone che si verifica durante sessioni di allenamento faticose potrebbe indicare proprio una situazione non particolarmente piacevole. Ne vien fuori, quindi, che è giusto allenarsi, ma come per ogni cosa, anche lo sport deve avere i suoi limiti: anche perché, diciamocela tutta, un’ora in meno di palestra vale sicuramente un’ora in più di coccole sotto le lenzuola!

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Trapianto rene ectopico pelvico: nell’Ospedale Molinette di Torino è stato effettuato l’intervento

La donazione degli organi rappresenta, senza alcun dubbio, un gesto altruista, che non tutti riescono a portare avanti. La sensibilizzazione delle persone nei confronti di questo gesto ha lentamente portato un numero sempre maggiore di individui ad optare per la donazione dei loro stessi organi, che, una volta deceduti, non avrebbero comunque alcun senso di esistere in un corpo ormai privo di vita e prossimo al deterioramento.

Quando si verifica una situazione di estremo altruismo, come la donazione degli organi da parte di una persona giovane, spesso la notizia viene esaltata dai giornali e da parte anche delle comunità mediche e scientifiche, che considerano questo gesto come un gesto non solo altruista e intelligente, ma anche molto utile agli altri. La notizia degli ultimi giorni, però – che proviene dall’Ospedale Molinette di Torino – ha quasi dell’incredibile per la complessità di un gesto che è comunque altruista, ma che ha reso possibile il trapianto di un rene da una donatrice viva ad un ricevente di 51 anni, in condizioni sicuramente difficili, almeno per la complessità dell’intervento.

Trapianto rene ectopico pelvicoLa donatrice, infatti, disponeva di un rene funzionante ma che sarebbe stato destinato allo scarto, in quanto si trattava di un rene ectopico pelvico, una anomalia genetica che comportava dolore, sofferenza ed anche molte infezioni. In sostanza, un vero e proprio pericolo per la sua vita. Lo staff ha quindi proposto la nefrectomia utilizzando una tecnica robotica, un intervento molto complesso: il trapianto è durato molte ore, ma è perfettamente riuscito. Oggi il ricevente, un uomo di 51 anni in dialisi, potrà riprendere in mano la sua vita, ed allontanare da sé il fantasma della dialisi.

 

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Caduta denti e malattie: indicano un campanello d’allarme per patologie importanti

È uno studio dagli effetti un po’ curiosi, quello che è stato reso noto sulla rivista Periodontology 2000 e che è stato anche riportato da The Sun: una ricerca scientifica che potrebbe destare un sorriso, ma che in realtà, qualora venissero accertate le verità introdotte all’interno di essa, potrebbe anche comportare delle novità molto importanti per la salute e la prevenzione.

La ricerca riportata dalle riviste scientifiche sostiene che dal numero di denti caduti – l’analisi viene effettuata all’età di 65 anni  – è possibile individuare la probabilità di una minore o maggiore aspettativa di vita: secondo gli esiti di questo studio, tra l’altro, emerge un dato molto interessante che è quello secondo il quale le persone che hanno perso cinque o più denti possono soffrire più facilmente di condizioni patologiche rispetto a chi non ne ha perduti affatto.

Caduta denti e malattieSecondo gli scienziati, le patologie che più facilmente possono sopraggiungere riguardano soprattutto le malattie cardiovascolari: tra di esse, si mettono in primo piano diabete, osteoporosi, ma anche patologie croniche, genetiche, che possono comunque essere influenzate anche da altri fattori, come ad esempio l’abuso di alcol, fumo, ed una inadeguata igiene orale. Queste condizioni – che sono comunque determinate anche da uno stile di vita scorretto – devono mettere in guardia e possono essere un sintomo per la caduta dei denti: per superare i pericoli associati, gli esperti consigliano di fare molta prevenzione. Sia dal punto di vista alimentare, sia sotto il profilo igienico, sia dal punto di vista sociale.

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Diete senza glutine non prive di rischi: si può andare incontro ad elevati dosi di metalli pesanti nel sangue come arsenico, cadmio e mercurio

Le diete senza glutine rappresentano, per molte persone, una imprescindibile necessità per stare bene e per evitare disturbi importanti per la loro salute. Tuttavia, molto spesso al giorno d’oggi spopola una dieta senza glutine anche per persone che, in effetti, non ne avrebbero alcuna necessità e che ritengono di poter perdere peso eliminando tutti gli alimenti che contengono questa sostanza.

Si sa che il glutine, per chi ne è intollerante – parliamo anche dei celiaci, ma non solo – può essere una forma di “veleno” e che è bene starne alla lontana quando vi sono patologie che richiedono, appunto, di evitare l’assunzione di questo elemento. Ma non tutti sono intolleranti al glutine e gli scienziati da sempre sottolineano che un’alimentazione di fatto troppo povera di queste sostanze potrebbe essere non solo del tutto inutile, ma anche controproducente.

Diete senza glutineMa le nuove scoperte scientifiche potrebbero mettere in crisi anche chi deve utilizzare questo tipo di regime alimentare per affrontare il disturbo della celiachia: secondo le ultime informazioni che sono state pubblicate sul rapporto reso noto su Epidemiology, le diete gluten free potrebbero aggravare le condizioni di chi è affetto da celiachia, a causa della presenza troppo massiccia di metalli pesanti nei cibi in cui non vi è questa sostanza. Mercurio, arsenico, cadmio: sono solo alcune delle sostanze che si possono incrementare nella dieta di chi non può assumere glutine, e che, a lungo andare, possono compromettere la salute di chi è affetto da celiachia, comportando, tra gli altri disturbi, anche problemi molto seri come tumori, scompensi, patologie di tipo cardiovascolare.

Come affrontare il problema? Sottolineando che non è questo il caso ed il momento in cui creare allarmismi – perché è bene, comunque, comprendere in che modo ed in quali termini l’esposizione a questi metalli può creare i disturbi sopraelencati – gli scienziati si riservano di proseguire i loro studi per indicare una dieta sicura e assolutamente priva di rischi. Per il momento, nel regime alimentare dei celiaci non può e non deve cambiare nulla.

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Essere poveri non è salutare: non solo dal punto di vista materiale, ma anche sotto il profilo fisico e psicologico. Due anni di vita in meno, come fumo e obesità

Essere poveri equivale, dal punto di vista della salute, ad essere meno sani. Esattamente come il vizio del fumo e quello relativo all’obesità, anche la povertà rischia di essere un danno importante per la salute ed il benessere di chi vive in questa condizione.

È quanto è stato affermato da una recente ricerca che è stata portata avanti dagli studiosi di Lifepath, i quali hanno reso noti gli esiti del loro studio effettuato su Lancet, dichiarando che le persone che vivono in condizioni di povertà o di disagio economico e sociale sono, senza dubbio, anche le persone che soffrono più facilmente e che vivono in condizioni di salute non propriamente delle migliori.

Essere poveriSecondo la ricerca, quindi, la condizione di povertà è in grado togliere due anni di vita, quasi come la vita sedentaria, che ne porta via 2,4. Al primo posto di questa triste e desolante classifica si trova il fumo, che ruba ben 4,8 anni di vita, e poi il diabete, che ne porta via ben 3,9. La causa di tutto questo? Probabilmente nella persona che vive in condizioni di povertà si innescano dei precisi meccanismi biologici, ma è stato ancora difficile identificare quali essi siano: probabilmente, la condizione economica di basso prestigio porta ad una situazione di depressione, stress e ansia che possono compromettere il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, far ammalare più facilmente.

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