Categoria: Attualità

Bimbo caduto in pozzo a Velletri: non ce l’ha fatta, è deceduto dopo 48 ore di agonia

Bimbo caduto in pozzo a VelletriEra caduto all’interno di un pozzo a Velletri nella giornata di sabato, il piccolo Adrian Costian, di soli 23 mesi, che poco prima di precipitare all’interno del pozzo del giardino della sua casa stava giocando con la sorellina. Ed il piccolo non ce l’ha fatta: dopo quasi 48 ore di agonia e di sofferenza, il cuore del bimbo ha smesso di battere nel pomeriggio di lunedì, quando, alle 18.35, si è capito che non c’era proprio più nulla da fare per salvargli la vita.

Visibilmente e comprensibilmente scossi i familiari della vittima, che hanno raccontato come tutto sia avvenuto nella frazione di qualche secondo: il piccolo – che dopo esser stato finalmente recuperato dal pozzo e trasportato all’ospedale Bambin Gesù di Roma – è infatti precipitato nel pozzo mentre giocava con la sorellina. La mamma, Marilena, ha raccontato che all’improvviso si sono accorti della scomparsa del bambino, precipitato nel pozzo, e che il nonno Joan si è gettato subito nella cisterna, tenendo il piccolo fuori dall’acqua per consentirgli di respirare. Ma non c’è stato nulla da fare: il bimbo è deceduto dopo i tentativi di rianimazione da parte dei medici dell’ospedale.

Per ora non ci sono indagati, ma la procura di Velletri indaga per accertare eventuali responsabilità.

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Bomba in stazione in Russia: si indaga sull’esplosione che ha provocato la morte di 14 persone

Bomba in stazione in RussiaSi indaga sulla bomba in stazione in Russia: dopo un primo dubbio relativo alla possibilità che, vista la presenza di un ordigno costruito artigianalmente, si trattasse di un caso isolato e non di un attacco terroristico, è del tutto plausibile che le cose siano tendenzialmente cambiate. La Procura sta indagando in merito all’esplosione che si è verificata intorno alle due e quaranta di ieri (ora locale, in Italia era l’una e quaranta) nella stazione di San Pietroburgo: una vera e propria bomba in metropolitana,  che ha provocato ben 14 morti e 45 feriti.

Decine le persone che sono state soccorse dai servizi di emergenza, tra sangue e paura: e il presidente Vladimir Putin, dopo aver analizzato la situazione, non esclude che possa esservi stato un attacco terroristico dietro il gesto che ha colpito il tunnel che, nella città, collega ben due stazioni. È stato anche rilevato un secondo ordigno, tuttavia non esploso: adesso, la Procura sta indagando sulla situazione e non è escluso che molto presto l’esplosione possa in qualche modo essere rivendicata.

Le stazioni colpite della linea blu della metropolitana sono due: quella di Sennaya Ploshad e quella di Teknologhiceskij Institut.

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Morte dei due fratellini a Trento: indagini cercano il movente del delitto e del suicidio del papà

Proseguono le indagini in merito alla morte dei due fratellini, Alberto e Marco, di due anni e mezzo e di quattro anni, avvenuta per mano del papà dei due bimbi, Gabriele Sorrentino, di anni 45. I due bambini, infatti, sarebbero stati uccisi poco prima di essere accompagnati a scuola, ma non è ancora chiaro il movente effettivo dell’omicidio al quale poi, è anche seguito il suicidio.

Infatti, l’uomo, dopo aver ucciso i suoi due bambini – che adorava ed a cui voleva un gran bene, secondo le persone ascoltate in qualità di testimoni oculari – si sarebbe diretto verso l’hotel Panorama a Sardana, in provincia di Trento, e da lì si sarebbe infine gettato nel dirupo, morendo sul colpo.

Morte dei due fratelliniInutili i soccorsi: quando la mamma dei due bimbi, Sara, che di professione fa la veterinaria, è tornata a casa dal lavoro, durante l’ora di pranzo, Alberto e Marco versavano ormai in un lago di sangue e per loro non c’è stato nulla da fare. Indagano, adesso, gli inquirenti, per cercare di capire cosa possa aver portato un uomo come Gabriele Sorrentino, che aveva un passato da carabiniere, ad uccidere i due bambini e poi a suicidarsi.

È possibile il movente finanziario: ed è proprio in questo senso che si stanno muovendo le indagini. Secondo le prime ricerche, Gabriele avrebbe dovuto acquistare, a breve, degli appartamenti vicini a quello di proprietà nello stabile del quartiere delle Albere, in cui viveva con la famiglia. Ma, forse, Gabriele, che di professione faceva l’operatore finanziario, potrebbe aver avuto qualche problema di carattere economico.

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Uccisi a martellate dal padre: è successo a Trento. L’uomo, poi, si è gettato da un dirupo

uccisi a martellate dal padreUccisi a martellate dal padre: i due bambini, fratellini, di due anni e mezzo e quattro anni, sarebbero dovuti andare a scuola quella mattina, accompagnati, come sempre, dal papà. Ma l’uomo, che di professione faceva l’operatore finanziario e che però aveva un passato come carabiniere, in un raptus di follia – se così si può definire – ha preso a martellate i bimbi all’interno dell’appartamento in cui abitavano anche la moglie dell’uomo e l’altra figlia, 16 anni, che si trovava in gita scolastica.

Dopo aver lasciati i due bimbi in una pozza di sangue, Gabriele Sorrentino – questo il nome dell’uomo – ha preso la sua macchina, si è diretto verso l’Hotel Panorama, a Sardagna (Trento), ha parcheggiato l’auto ed infine si è lasciato andare nel vuoto, gettandosi dal dirupo.

Una vera e propria tragedia, sulla quale adesso indagano gli inquirenti e che, secondo le prime ricostruzioni, potrebbe esser stata determinata da qualche difficoltà economica a cui la famiglia stava andando incontro. Alberto e Marco, i due bambini uccisi, sono stati ritrovati, ormai senza vita, dalla mamma, Sara, di ritorno dal lavoro all’ora di pranzo. Il cadavere dell’uomo, invece, è stato ritrovato dopo poche ore in fondo al dirupo roccioso dell’hotel Panorama.

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Violenza sessuale a Torino: c’è l’assoluzione per l’imputato

La violenza sessuale dovrebbe essere considerata alla stregua di un vero e proprio crimine, anche in Italia. Ma ancora oggi accade che, in moltissimi casi, gli uomini che fanno violenza sulle donne finiscano con il venirne fuori “puliti”, e che la donna, da vittima, passi a diventare una possibile carnefice: un po’ come quando si dice che una donna va a cercarsi la violenza quando si veste in maniera eccessivamente attillata.

Violenza sessuale a TorinoMa ciò che è accaduto a Torino in questi giorni sembra avere quasi dell’incredibile: un uomo di 46 anni, accusato dalla collega della Croce Rossa per un presunto stupro ai suoi stessi danni avvenuto nel 2011, è stato assolto dai giudici durante il processo  a suo carico semplicemente perché la donna non ha urlato.

Nonostante avesse chiesto all’uomo di smettere con il rapporto sessuale, la donna, secondo i giudici, avrebbe dovuto urlare. Ed è per questo, oltre al fatto che non è stata credibile, davanti alla corte nel corso del processo, nel racconto eseguito, che i giudici hanno negato la richiesta del sostituto procuratore, di dieci anni di reclusione. Secondo i giudici, e secondo l’imputato, la donna è stata comunque consenziente e pertanto non si può parlare di violenza sessuale.

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Bimbi che tornano a lezione digiuni e poi prendono d’assalto il venditore di pizzette, maestre che preferiscono saltare il pasto a costo di dare il cattivo esempio e interi pentoloni di cibo che, in barba a chi muore la fame, vengono buttati.

Quello descritto non è un quadro fantasioso ma una situazione molto affine a quanto accade quotidianamente nelle scuole di tutta Italia. Benché i menù siano frutto di attenti studi e ricerche, in definitiva, è la qualità del cibo ad essere scadente con piccoli e grandi commensali che preferiscono in definitiva non mangiare.

mense scolasticheSi tratta di un problema molto dibattuto nel mondo delle scuole che nei giorni scorsi è stato affrontato in tutta la sua gravità nell’ambito della presentazione del rapporto agromafie 2017. Il problema sta proprio nelle gare d’appalto, sempre al ribasso, con i comuni che cercano di ottenere il servizio al minor costo possibile per l’ente. Il risultato, però, è gravissimo in termini di salute perché a costi così bassi molto spesso corrisponde una scarsa qualità del cibo.

I prodotti, e non solo quelli ortofrutticoli, quasi sempre vengono dall’estero ed è in questo frangente che prendono il sopravvento le agromafie. Molto spesso, infatti, prodotti tanto economici sono frutto di un sistema di caporalato apparentemente invisibile solo perché si registra all’estero. A farne le spese, naturalmente, è anche la qualità di ciò che va quotidianamente in pasto ai più piccoli.

Fortunatamente si sta facendo velocemente largo l’importanza del chilometro zero, dei prodotti locali, della filiera corta e del biologico anche nelle amministrazioni. Nel corso della presentazione di Agromafie, infatti, sono arrivate rassicurazioni importanti al proposito niente di meno che dal presidente dell’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione. .

Sono in dirittura di arrivo – ha detto Raffaele Cantone – i bandi tipo per abolire, nell’aggiudicazione degli appalti per le mense, il massimo ribasso e premiare invece il valore aggiunto della filiera corta.

In un futuro si spera prossimo, insomma, si il valore aggiunto per aggiudicarsi un appalto non sarà il ribasso, e quindi il costo contenuto, la l’offerta di prodotti ortofrutticoli locali, la genuinità dei prodotti e la valorizzazione della filiera corta a tutto vantaggio non solo dei giovani studenti ma anche delle aziende locali.

Dove c’è una scuola, insomma, ci saranno aziende locali che lavoreranno per garantirgli prodotti tipici locali genuini, ancora meglio se coltivati in maniera biologica. Il tutto anche a vantaggio del costo finale sul quale, naturalmente, non andranno a gravare il prezzo del trasporto e dello stoccaggio.

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Sciopero tassisti 23 marzo: perché si ferma la categoria delle auto bianche e cosa si aspettano dal governo

Sciopero tassisti 23 marzoÈ uno sciopero importante, quello del prossimo giovedì 23 marzo 2017 che vedrà i guidatori delle auto bianche alzare le mani di fronte alle richieste dei consumatori, provocando, ovviamente, non pochi disagi ai viaggiatori: i tassisti si asterranno dal lavoro, continuando una protesta fortemente voluta a causa della totale assenza di risposte da parte del governo, per ben quattordici ore, a partire dalle 8 del mattino proseguendo fino alle 22.

Il motivo di questo sciopero di carattere nazionale – voluto dalle auto bianche nonostante la proposta di Uber relativa ad un possibile incontro e confronto – è determinato dal fatto che i guidatori delle auto bianche non hanno gradito l’assenza di risposte da parte del governo in merito alla presenza di applicazioni web che usurpano il posto di lavoro dei tassisti. Una sorta di umiliazione, è quella che sentono i tassisti, che, riuniti a Roma nelle ultime settimane, hanno chiesto l’eliminazione, nel decreto legge, della parte relativa alle applicazioni web, senza ricevere tuttavia nessuna risposta importante.

Per questo motivo, si è deciso di giocare duro e di fermarsi dal lavoro per quattordici ore: saranno rispettate solo le fasce di garanzia – secondo quanto ammesso anche dai vari sindacati e da diverse sigle – e solo gli spostamenti per disabili e anziani.

 

 

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Sciopero tassisti 23 marzo: garantite solo le fasce di servizio per disabili, anziani e portatori di handicap. Taxi fermi dalle ore 8 alle ore 22

Lo sciopero delle ultime settimane – che ha colpito duramente alcune città, specialmente la città di Roma – potrebbe non aver fatto ottenere ai tassisti ciò che speravano fortemente. E proprio per questo motivo è stata proclamata una nuova astensione dal lavoro, che dovrebbe avvenire il prossimo 23 marzo – questa volta si tratta tuttavia di uno sciopero nazionale – e che dovrebbe fare riferimento ad una durata di circa quattordici ore.

Sciopero tassisti 23 marzoCerto, basteranno a rendere possibile una situazione di disagio, in una nazione come l’Italia che continua a fare un certo uso dei taxi. Ma saranno comunque garantiti i servizi essenziali per alcune categorie di persone, tra cui, ovviamente, anche i disabili: lo sciopero è fortemente voluto anche perché non si è riusciti ad ottenere una risposta importante da parte del governo, mentre Uber ha chiesto recentemente un incontro – che è stato negato dai sindacati del settore – per ottenere una trattativa.

Lo stop dovrebbe riguardare le fasce orarie dalle ore 8 alle ore 22: saranno comunque confermate le possibilità di supporto alle fasce deboli e garantite, ovvero portatori di handicap, persone malate, e anziani

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