Mense scolastiche: come dovrebbero cambiare nel 2017

Bimbi che tornano a lezione digiuni e poi prendono d’assalto il venditore di pizzette, maestre che preferiscono saltare il pasto a costo di dare il cattivo esempio e interi pentoloni di cibo che, in barba a chi muore la fame, vengono buttati.

Quello descritto non è un quadro fantasioso ma una situazione molto affine a quanto accade quotidianamente nelle scuole di tutta Italia. Benché i menù siano frutto di attenti studi e ricerche, in definitiva, è la qualità del cibo ad essere scadente con piccoli e grandi commensali che preferiscono in definitiva non mangiare.

mense scolasticheSi tratta di un problema molto dibattuto nel mondo delle scuole che nei giorni scorsi è stato affrontato in tutta la sua gravità nell’ambito della presentazione del rapporto agromafie 2017. Il problema sta proprio nelle gare d’appalto, sempre al ribasso, con i comuni che cercano di ottenere il servizio al minor costo possibile per l’ente. Il risultato, però, è gravissimo in termini di salute perché a costi così bassi molto spesso corrisponde una scarsa qualità del cibo.

I prodotti, e non solo quelli ortofrutticoli, quasi sempre vengono dall’estero ed è in questo frangente che prendono il sopravvento le agromafie. Molto spesso, infatti, prodotti tanto economici sono frutto di un sistema di caporalato apparentemente invisibile solo perché si registra all’estero. A farne le spese, naturalmente, è anche la qualità di ciò che va quotidianamente in pasto ai più piccoli.

Fortunatamente si sta facendo velocemente largo l’importanza del chilometro zero, dei prodotti locali, della filiera corta e del biologico anche nelle amministrazioni. Nel corso della presentazione di Agromafie, infatti, sono arrivate rassicurazioni importanti al proposito niente di meno che dal presidente dell’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione. .

Sono in dirittura di arrivo – ha detto Raffaele Cantone – i bandi tipo per abolire, nell’aggiudicazione degli appalti per le mense, il massimo ribasso e premiare invece il valore aggiunto della filiera corta.

In un futuro si spera prossimo, insomma, si il valore aggiunto per aggiudicarsi un appalto non sarà il ribasso, e quindi il costo contenuto, la l’offerta di prodotti ortofrutticoli locali, la genuinità dei prodotti e la valorizzazione della filiera corta a tutto vantaggio non solo dei giovani studenti ma anche delle aziende locali.

Dove c’è una scuola, insomma, ci saranno aziende locali che lavoreranno per garantirgli prodotti tipici locali genuini, ancora meglio se coltivati in maniera biologica. Il tutto anche a vantaggio del costo finale sul quale, naturalmente, non andranno a gravare il prezzo del trasporto e dello stoccaggio.

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