Aumento di capitale Unicredit e ritorno dello spread: il crollo di Piazza Affari

Un inizio di settimana davvero difficile per tutte le Borse europee e, in particolare, per Piazza Affari, affossata dall’aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit e da un spread che, dopo due anni precisi, torna a impensierire l’Italia.

Il differenziale tra Btp decennali e i Bund tedeschi è infatti salito nei giorni scorsi fino a 201 punti, raggiungendo livelli raggiunti solo nel febbraio 2014, con il tasso sul decennale al 2,35%. A spingere al rialzo i rendimenti sui nostri Btp sono soprattutto le paure dovute alla stabilità o meno del governo e la prospettiva non troppo remota del voto anticipato, oltre al contrasto ancora in corso con l’Europa sui conti pubblici, dopo che Bruxelles ha lasciato intravedere all’orizzonte la possibilità di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per via dell’eccessivo debito.

aumento di capitale unicreditA risentire di tutto ciò è ovviamente Piazza Affari, che ha subito un durissimo colpo proprio il giorno del maxi-aumento di capitale di unicredit, il più grande della storia della Borsa italiana. A Milano l’indice Ftse Mib ha perso il 2,21%, con il titolo Unicredit che ha perso il 6,86%. Discorso simile per Banco Bpm e Bper, che hanno fatto registrare perdite intorno al 6%.

La stessa giornata è stata invece abbastanza positiva per Telecom, con il titolo che è riuscito a scamparla chiudendo a +1,41%, grazie sopratutto alla presentazione di venerdì 3 dei risultati 2016 e la conference call di Tim su conti e piano industriale.

Tra i titoli migliori di questo inizio di settimana anche Saipem, premiata con la promozione del proprio rating da parte degli analisti della Jefferies. Altre notizie le potete trovare su InvestireInBorsa.me dove potete leggere gli ultimi aggiornamenti.

Non mancano inoltre ripercussioni per questi movimenti interni a Piazza Affari anche sulle altre Borse europee. Londra ha chiuso le contrattazioni della giornata nera di lunedì 6 a -0,22%, Parigi a -0,98%. Seduta negativa anche per Francoforte (-1,22%), nonostante l’importante passo in avanti degli ordinativi industriali tedeschi, cresciuti a dicembre del 5,2%, in netto rialzo rispetto al +0,7% atteso, e in netta ripresa dopo il -3,6% di novembre.

A smuovere le scelte sui mercati anche le parole di Mario Draghi, che al Parlamento europeo ha sottolineato come l’Eurozona abbia ancora bisogno del sostegno della Banca Centrale Europea. Intanto, dopo una settimana di crescita quasi ininterrotta, l’euro comincia a perdere terreno nei confronti del dollaro: la moneta unica europea viene scambiata a 1,0732 dollari, in calo rispetto alla quotazione di 1,0790 fatta registrare la scorsa settimana.

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